“Gli dèi baltici della Bibbia”: anche gli Asi erano Elohim?

Cosa hanno in comune la saga irlandese dei Tuatha Dé Dannan, la leggenda greca di Danae e la vicenda biblica della tribù di Dan? Ufficialmente, assolutamente nulla. Ma per Mauro Biglino e Cinzia Mele, coautori del libro pubblicato da Uno Editori “Gli dèi baltici della Bibbia-L’Israele che non ti aspetti”, hanno invece molto più di quanto non immaginiamo. Le inattese connessioni tra queste tre culture lontane nello spazio e nel tempo sono uno degli elementi sviluppati nel testo che porta i due saggisti a domandarsi dove siano davvero ambientati gli eventi narrati dall’Antico Testamento o dalla mitologia e se non si debba rivedere il nostro passato in un’ottica del tutto nuova. Anche quando parliamo delle divinità della tradizione nordica.

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“Gli dèi baltici della Bibbia”, l’Israele (e l’Egitto) che non ti aspetti

Alto e con i capelli fulvi: così era Ramses II, uno dei più longevi faraoni dell’Antico Egitto. E non era il solo, tra gli Egizi, ad avere queste caratteristiche somatiche insolite se relazionate all’Africa: altre mummie hanno svelato una capigliatura tendente al rosso o al biondo. Recenti studi genetici hanno poi appurato uno stretto legame tra il loro DNA e quello delle popolazioni nordeuropee. Un dato bizzarro, che sembra però acquistare un senso se si ipotizza che la loro origine non fosse africana, proprio come fanno Mauro Biglino e Cinzia Mele nel libro “Gli dèi baltici della Bibbia- L’Israele che non ti aspetti”. Guidando il lettore in un viaggio a ritroso nel tempo e a spasso per l’Europa, propongono l’area del Mar Baltico come scenario originale delle vicende e dei racconti poi confluiti nell’Antico Testamento.

LA MUMMIA DEL FARAONE RAMSES II

LA MUMMIA DEL FARAONE RAMSES II

Anche nel caso dell’Egitto, i due autori hanno trovato in Finlandia dei toponimi incredibilmente coincidenti: anche lì c’è un fiume Nilo, anche lì c’è un Sinai e si trova anche una città chiamata Kemi, il nome in copto per indicare l’Egitto (Kemet in egizio). Ma aggiungono alla lista anche il monte Pyramiden, nelle remote Isole Svalbard, e la scoperta in Irlanda e Danimarca di reperti provenienti dalla terra dei Faraoni– perline di vetro e persino i resti di un’intera nave. Dati che messi in fila  creano più di una suggestione, come conferma Cinzia Mele: «Questi elementi sono già un segnale del fatto che il Nord Europa e l’area mediterranea fossero in stretto contatto tra loro già in tempi remoti. Recenti indagini genetiche hanno inoltre sancito che parte della classe regnante egiziana condivide lo stesso DNA dei popoli dell’Europa occidentale ed è contraddistinto da fenotipo tipicamente nordico.

Alle recenti scoperte della scienza si aggiungono le notizie provenienti da storici antichi come Diodoro Siculo, ampiamente citato nel libro, o Tacito che nella sua Germania fa riferimento alla dea Iside, in quelle terre venerata. Ora, tenuto conto di tutte queste informazioni è perlomeno legittimo chiedersi: dove erano dirette le misteriose missioni commerciali verso la “leggendaria” terra di Punt, dagli antichi Egizi definita “Ta Netjer”, cioè terra degli avi? Quali sono le possibili collocazioni della terra degli avi di genti alte e con capelli rosso-biondi? Possiamo ipotizzare che l’enigma ad oggi irrisolto possa trovare delle risposte nel Nord Europa ed in particolare in Finlandia nella cui toponomastica sono presenti nomi di luoghi egiziani?»

DELLE PERLINE DI VETRO PRODOTTE IN EGITTO E SCOPERTE IN UNA TOMBA SCANDINAVA

PERLINE DI VETRO PRODOTTE IN EGITTO E SCOPERTE IN UNA TOMBA SCANDINAVA

Le possibili obiezioni- non potrebbero essere solo delle coincidenze, affascinanti ma pur sempre fortuite? O ancora, non potrebbe trattarsi di toponimi ricavati proprio dalla lettura del testo biblico e poi “trapiantati” secoli dopo nella geografia del Nord Europa?- vengono rispedite al mittente dall’autrice:«La pura coincidenza potrebbe spiegare la presenza di pochi toponimi oppure di molti toponimi dislocati a caso, invece quelli rinvenuti (dei quali solo una parte è confluita nel libro) sono estremamente coerenti con la narrazione biblica, lasciando presupporre che il motivo della loro esistenza necessiti di una spiegazione diversa dalla mera casualità», dice la Mele.

E continua:«Ritengo improbabile anche la seconda possibilità: dovremmo ipotizzare che, di comune accordo, popoli o regnanti di Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Russia ed Estonia si siano coalizzati per ricreare un mondo biblico nordico, che comprende anche località del tutto insignificanti dal punto di vista della “propaganda” essendo ai più sconosciute (cito ad esempio Kue, Sartan, Corma). Inoltre non si capirebbe per quale motivo dare visibilità attraverso la toponomastica a luoghi che ricalcano i nomi delle divinità  fenicio-cananee avverse al dio unico della Bibbia. E, aggiungo, non si spiegherebbe nemmeno per quale motivo gli stessi popoli, con analogo meccanismo, abbiano voluto nominare altri e numerosi luoghi geografici ispirandosi all’antico Egitto, all’ Iliade e all’Odissea».

IL LIBRO CHE HA AMBIENTATO L'EPICA OMERICA NEL NORD EUROPA

IL LIBRO CHE HA AMBIENTATO L’EPICA OMERICA NEL NORD EUROPA

Già, i capolavori della letteratura greca: anni fa, uno studio approfondito di Felice Vinci confluito nel libro “Omero nel Baltico” aveva collocato gli eroi e le vicende narrate dall’epica omerica esattamente in questa parte dell’Europa, molto lontana dalle coste del Mediterraneo. Quel testo ha aperto una strada che si è dimostrata percorribile anche per le vicende bibliche, ammette Cinzia Mele. Soprattutto alla luce di possibili sovrapposizioni: «I riferimenti del libro della Genesi agli “eroi dell’antichità” frutto dell’unione dei figli degli Elohim e delle figlie degli uomini sembra essere un preciso riferimento proprio agli eroi omerici che Felice Vinci colloca in area baltica», ricorda l’autrice.

Non solo. Biglino, nei libri pubblicati da Mondadori La Bibbia non parla di Dio e Il falso testamento, ha messo in evidenza il parallelismo che esiste tra gli Elohim biblici e i Theoi omerici dal punto di vista delle loro attitudini personali, delle modalità di azione, della tecnologia di cui disponevano… Non divinità, per l’esperto biblista, ma individui in carne ed ossa, provenienti da un luogo non ben definito- ma forse addirittura da un altro pianeta-che si sono spartiti il mondo stabilendo le proprie aree di influenza. Yahwè sarebbe stato solo uno di questi individui. E del gruppo di dominatori avrebbero fatto parte anche gli Asi- gli dèi della tradizione nordica, personaggi che spesso risultano sovrapponibili con quelli del mito greco e della tradizione biblica. FINE SECONDA PARTE-continua

L’INTERVISTA INTEGRALE È SULL’ULTIMA NEWS LETTER DI EXTREMAMENTE.IT 

“Gli dèi baltici della Bibbia”, un libro che ribalta la storia

Dal rovente deserto africano alle fredde terre scandinave. Dai lidi mediterranei ai fiordi nordici. È un mondo alla rovescia, o per lo meno capovolto, quello prospettato dall’ultimo libro di Mauro Biglino scritto insieme a Cinzia Mele. Già il titolo stupisce: “Gli dèi baltici della Bibbia– L’Israele che non ti aspetti”. La lettura non è da meno, perché l’ipotesi esposta dai due autori è proprio questa: le vicende narrate nell’Antico Testamento non sarebbero ambientate dove tutti noi pensiamo- tra l’Egitto e il Medioriente- ma molto, molto più a nord, tra Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca.

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Nuove conferme- con sorpresa- per il Pianeta X

Cosa si nasconde alla periferia del sistema solare, non illuminato dalla luce del Sole,  così oscuro e lontano da non risultare visibile ai nostri telescopi più potenti? Da decenni, si sospetta la presenza di un grande corpo celeste– un pianeta- finora sfuggito all’osservazione a causa della sua orbita ellittica che lo porterebbe a grande distanza dalla nostra stella. Una volta lo chiamavano Planet X, sia perché misterioso, sia perché decimo rispetto ai nove già noti; da qualche anno, dopo il declassamento di Plutone, gli astronomi lo cercano con il nome di Planet Nine. Ma della sua esistenza, ancora, nessuna prova diretta.

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Gli X-file ancora segreti della RAF online entro aprile

Questione di settimane o al massimo di qualche mese, poi la RAF- la Royal Air Force– posterà online i resoconti ancora inediti relativi ad avvistamenti di oggetti volanti non identificati registrati dai suoi piloti e dal suo personale. A fare l’annuncio, il portavoce dell’Aeronautica britannica. «È stato deciso che è meglio pubblicare questi rapporti, piuttosto che continuare ad inviare i documenti agli Archivi Nazionali».

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L’antropologo: «Negli UFO i viaggiatori dal futuro»

Premessa: non è un’idea nuova. Anzi, tra le tante è una delle ipotesi  più contemplate nei libri di ufologia. Ma adesso, a sostenere la possibilità che a pilotare i dischi volanti non siano gli Alieni, ma i viaggiatori del tempo è un antropologo che insegna in un’università americana. Per lui, è più probabile che siano terrestri provenienti dal futuro piuttosto che extraterrestri provenienti da altri mondi. Michael Masters, docente di antropologia biologica in Montana,  lo dice nel libro “Identified Flying Objects: a Multidisciplinary Scientific Approach to the UFO Phenomenon (“Oggetti Volanti Identificati: un approccio scientifico multidisciplinare al fenomeno UFO”).

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