Trovati composti organici su Marte e su un meteorite?

L’annuncio ha colto molti di sorpresa: un gruppo di ricercatori è convinto di aver trovato la prima proteina di origine extraterrestre all’interno di una roccia spaziale precipitata sul nostro pianeta 30 anni fa. Una scoperta che- se comprovata- darebbe ragione a quanti sostengono che la vita sarebbe diffusa ovunque nell’universo e che i suoi mattoni costituitivi potrebbero essere arrivati sulla Terra, miliardi di anni fa, proprio incapsulati all’interno di asteroidi e comete.

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Alla ricerca del DNA alieno

Un drone che vola nei cieli densi di metano di Titano, una sonda che esplora i mari ghiacciati di Europa per cercare forme di vita: scene che oggi possiamo solo immaginare, ma che nei prossimi decenni potrebbero essere realtà. Inviare sulle lune di Saturno e di Giove una missione equipaggiata con strumentazioni in grado di rilevare segni di attività biologica è uno dei progetti all’esame degli astrobiologi della NASA. Ma la tecnologia richiesta è molto complessa- non tanto quella necessaria per spedire le nostre navicelle spaziali fin là, quanto quella per stabilire la presenza di esseri viventi.

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K2-18b, il super-pianeta adatto alla vita

Gli astrofisici si stanno concentrando nella ricerca di copie esatte della Terra– per caratteristiche e per dimensioni- considerandole i candidati ideali ad ospitare la vita. Ma adesso uno studio condotto da un team dell’Università di Cambridge dimostra che anche pianeti molto più grandi del nostro devono essere tenuti in considerazione come potenzialmente abitabili. Il caso preso in esame è quello di K2-18b, un mondo molto lontano da noi, in orbita attorno ad una debole nana rossa a 124 anni luce e con una temperatura compresa tra i -23 °C e i 30 °C.

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La teoria delle stringhe e le dimensioni extra

Altezza, larghezza, profondità: sono le tre dimensioni dello spazio alle quali- da Einstein in poi- si è aggiunta anche la quarta, il tempo. Ma se invece la realtà fosse molto, molto più complessa? Se le dimensioni fossero 10 o magari 11 e non ce ne siamo mai accorti? Lo sostiene, da tempo, la cosiddetta Teoria delle Stringhe: un’ipotesi -per qualcuno, solo un espediente- utile per spiegare quello che la fisica al momento non sa spiegare. Ma che forse è meno assurda di quello che pensiamo.

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La vita intelligente extraterrestre snobbata dai Governi

Troppo pochi gli investimenti per cercare prove dell’esistenza di civiltà nello spazio, la grande sfida del futuro. E soprattutto, praticamente nullo il contributo dato finora dai Governi per quello che dovrebbe essere invece considerato un settore cardine della ricerca scientifica. L’atto di accusa è arrivato durante un congresso che si è svolto a Seattle e a proferirlo è stato il direttore del National Radio Astronomy Observatory di Charlottesville, negli Stati Uniti.

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I segnali dallo spazio non vengono dagli Alieni. O forse sì…

Breve, brevissimo, ma intenso. E decisamente misterioso. Il “lampo radio veloce”, in inglese fast radio burst (abbreviato in FRB),  è un enigma sul quale  gli astrofisici si interrogano dal 2007, da quando hanno individuato il primo proveniente dallo spazio profondo. Ma adesso il mistero è diventato ancora più fitto, dopo la registrazione di una serie di impulsi che mostrano uno schema ricorrente. Nessuno finora sa cosa li produca, ma tutti (o quasi) si stanno affrettando a negare una eventuale origine artificiale del fenomeno. Continua a leggere