Esopianeti abitabili, ora ci prova ESCAPE

Individuare forme di vita extraterrestre è l’obiettivo primario delle agenzie spaziali internazionali che stanno mettendo a punto strategie, programmi e strumentazioni in grado di raggiungere l’agognato risultato: poter annunciare al mondo, battendo tutti gli altri sul tempo,  di aver trovato al di là di ogni ragionevole dubbio il primo organismo alieno. La NASA è in prima linea su questo fronte ed ha di recente finanziato lo studio di un nuovo progetto che mira a scovare i pianeti più promettenti analizzandone, a distanza, le atmosfere.

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L’emergenza coronavirus ferma anche le missioni spaziali

È un’emergenza globale, che sta provocando migliaia di vittime, esponendo ad un grande pericolo la vita di milioni di persone e mettendo in ginocchio l’economia mondiale. La pandemia da coronavirus SARS-CoV2 non risparmia niente e nessuno, nemmeno il mondo della scienza  e in particolare il settore aerospaziale: il rischio di contagi e il conseguente stop a viaggi al di fuori dei propri confini nazionali ha imposto un blocco forzato a missioni e progetti programmati da anni sia dalla NASA che dall’ESA.

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Freeman Dyson e le sue “Sfere” per trovare gli Alieni

Se n’è andato un mese fa, alla bella età di 96 anni. Era una delle menti più brillanti del XX secolo. Fisico teorico e matematico, inglese naturalizzato americano, nella sua  lunga vita dedicata alla scienza Freeman Dyson si è occupato di elettrodinamica quantistica ed ingegneria nucleare, ma il suo nome sarà legato per sempre alla sua ipotesi, la cosiddetta “Sfera di Dyson”, esposta nel 1960 in uno studio pubblicato dalla rivista Science dal titolo “Ricerca di fonti stellari artificiali  tramite radiazione infrarossa” allo scopo di individuare eventuali civiltà avanzate sparse nel cosmo. Anche se lui, di sfere, non ha mai teorizzato…

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L’ultima prova dell’impatto cometario che sconvolse la Terra

Una catastrofe globale, in un’epoca in cui non esistevano scrittura e altre forme di comunicazione, riemerge dal passato grazie al lavoro certosino di un’equipe di studiosi. Una catastrofe talmente sconvolgente da aver cancellato le nascenti civiltà del tempo e da aver provocato un’estinzione di massa. Le ultime prove a conferma di quella che fino ad oggi è stata spesso considerata una teoria ancora da dimostrare arrivano dalla Siria, da un antico insediamento risalente all’ XI millennio a.C.

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Alghe, licheni e microorganismi su Marte?

La prudenza è d’obbligo. Come già ricordava molti anni fa l’astronomo Carl Sagan, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Memori di questo monito, sono molto misurati nelle loro dichiarazioni gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Astrobiology. Ma anche così il loro studio appare molto coraggioso e molto importante, fin dal titolo, che tradotto suona: “Marte: alghe, licheni, fossili, minerali, materiale microbiotico e stromatoliti nel Cratere Gale”. Perché, pur tra mille “distinguo” e tanta cautela, in questo articolo si sostiene l’alta probabilità di aver identificato delle forme di vita marziane.

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