Alghe, licheni e microorganismi su Marte?

La prudenza è d’obbligo. Come già ricordava molti anni fa l’astronomo Carl Sagan, affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie. Memori di questo monito, sono molto misurati nelle loro dichiarazioni gli autori di un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Astrobiology. Ma anche così il loro studio appare molto coraggioso e molto importante, fin dal titolo, che tradotto suona: “Marte: alghe, licheni, fossili, minerali, materiale microbiotico e stromatoliti nel Cratere Gale”. Perché, pur tra mille “distinguo” e tanta cautela, in questo articolo si sostiene l’alta probabilità di aver identificato delle forme di vita marziane.

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“La Sindone mostra un uomo vivo”

È uno dei reperti più studiati al mondo e allo stesso tempo più controversi, sul quale opinioni personali e pareri scientifici spesso si scontrano. È un falso medioevale, come aveva appurato negli anni ’80 l’indagine multidisciplinare di un team di ricerca internazionale (poi in parte sconfessata) oppure una vera reliquia da venerare? Stiamo parlando, ovviamente, della Sindone, il telo che secondo la tradizione avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la deposizione dalla croce. Un nuovo studio ne dà un’interpretazione sorprendente: quell’immagine rappresenterebbe un uomo vivo.

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Trovati composti organici su Marte e su un meteorite?

L’annuncio ha colto molti di sorpresa: un gruppo di ricercatori è convinto di aver trovato la prima proteina di origine extraterrestre all’interno di una roccia spaziale precipitata sul nostro pianeta 30 anni fa. Una scoperta che- se comprovata- darebbe ragione a quanti sostengono che la vita sarebbe diffusa ovunque nell’universo e che i suoi mattoni costituitivi potrebbero essere arrivati sulla Terra, miliardi di anni fa, proprio incapsulati all’interno di asteroidi e comete.

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Alla ricerca del DNA alieno

Un drone che vola nei cieli densi di metano di Titano, una sonda che esplora i mari ghiacciati di Europa per cercare forme di vita: scene che oggi possiamo solo immaginare, ma che nei prossimi decenni potrebbero essere realtà. Inviare sulle lune di Saturno e di Giove una missione equipaggiata con strumentazioni in grado di rilevare segni di attività biologica è uno dei progetti all’esame degli astrobiologi della NASA. Ma la tecnologia richiesta è molto complessa- non tanto quella necessaria per spedire le nostre navicelle spaziali fin là, quanto quella per stabilire la presenza di esseri viventi.

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K2-18b, il super-pianeta adatto alla vita

Gli astrofisici si stanno concentrando nella ricerca di copie esatte della Terra– per caratteristiche e per dimensioni- considerandole i candidati ideali ad ospitare la vita. Ma adesso uno studio condotto da un team dell’Università di Cambridge dimostra che anche pianeti molto più grandi del nostro devono essere tenuti in considerazione come potenzialmente abitabili. Il caso preso in esame è quello di K2-18b, un mondo molto lontano da noi, in orbita attorno ad una debole nana rossa a 124 anni luce e con una temperatura compresa tra i -23 °C e i 30 °C.

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La teoria delle stringhe e le dimensioni extra

Altezza, larghezza, profondità: sono le tre dimensioni dello spazio alle quali- da Einstein in poi- si è aggiunta anche la quarta, il tempo. Ma se invece la realtà fosse molto, molto più complessa? Se le dimensioni fossero 10 o magari 11 e non ce ne siamo mai accorti? Lo sostiene, da tempo, la cosiddetta Teoria delle Stringhe: un’ipotesi -per qualcuno, solo un espediente- utile per spiegare quello che la fisica al momento non sa spiegare. Ma che forse è meno assurda di quello che pensiamo.

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