«Entro 25 anni troveremo prove di vita aliena»

La scoperta di vita nello spazio è vicina: questione di anni e avremo la prova di non essere l’unico pianeta abitato da  forme viventi. La previsione ottimistica mette d’accordo molti astrofisici, ma bisogna avere ancora un po’ di pazienza: gli anni, secondo le più rosee aspettative, saranno almeno una ventina. Tuttavia vale la pena di attendere e di continuare a cercare, non solo utilizzando tutte le strumentazioni già a disposizione, ma puntando anche a nuove sofisticate apparecchiature– alcune già in costruzione, altre invece solo allo stato progettuale.

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Il Caso Varginha, la Roswell brasiliana, in diretta streaming

L’indagine non è conclusa, anzi. A distanza di quasi trent’anni dai clamorosi avvistamenti di velivoli sconosciuti e creature misteriose nel sud del Brasile, c’è ancora molto da capire e da chiarire sul Caso Varginha. Proveremo a farlo mercoledì 5 aprile, alle 21:30, in diretta su Youtube, insieme agli amici del Gruppo Accademico Ufologico di Scandicci e a Vitorio Pacaccini, il ricercatore che ha studiato per molti anni questo caso. Pacaccini doveva essere ospite del decimo meeting “Figli delle Stelle”, che ha avuto luogo insieme al  23esimo Convegno Internazionale del GAUS a Firenze lo scorso 13 novembre, ma un improvviso impegno personale lo ha reso impossibile. Come promesso, ecco allora  un supplemento online del congresso, per sentire dall’ufologo brasiliano le ultime novità sulla vicenda da molti considerata la Roswell brasiliana.

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Steven Spielberg:«E se gli UFO fossero viaggiatori del tempo?»

Ha diretto alcuni tra i film più iconici sugli Alieni mai realizzati a Hollywood. I pacifici visitatori di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo (1977), il tenero e spaesato E.T. (1982) e gli spietati invasori che combattono La Guerra dei mondi (2005) portano la sua firma: Steven Spielberg.  Adesso, in una recente intervista nella quale ha ripercorso la sua lunga e brillante carriera, il regista americano ha detto la sua sugli UFO, veri e presunti, di cui si è tanto discusso negli ultimi tempi negli Stati Uniti, specialmente dopo l’abbattimento di tre oggetti non meglio identificati che fino ad oggi sono rimasti tali.

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Gli UFO sono sonde aliene rilasciate da un’astronave-madre?

Astronavi-madri gigantesche, in viaggio per il cosmo cariche di piccole sonde da spargere nei vari sistemi solari alla ricerca di dati. Uno scenario da fantascienza, prospettato però da due accademici di primo livello: il professor Avi Loeb, promotore del Galileo Project all’Università di Harvard (il cui scopo dichiarato è trovare prove scientifiche degli UFO), e il fisico Sean Kirkpatrick, attuale direttore dell’AARO, l’All-domain Anomaly Resolution Office creato dal Dipartimento della Difesa americano per spiegare gli oggetti volanti non identificati. Insieme, hanno scritto un articolo- ancora in attesa di revisione tra pari- nel quale affrontano gli aspetti più rilevanti e insoliti degli UAP ad alta manovrabilità.

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L’ex Navy: «Io ho visto gli UAP e non sono palloni»

«In una limpida e soleggiata giornata d’aprile del 2014, due F/A-18 si sono levati in volo per un’esercitazione al largo delle coste della Virginia. I jet, parte del mio squadrone della Marina, sono arrivati fino a quota 12 mila piedi e si sono diretti verso la Warning Area W-72, un blocco esclusivo di spazio aereo a dieci miglia a est di Virginia Beach. Tutto il traffico nell’area di addestramento passa attraverso un singolo punto GPS a una determinata altitudine, quasi come una porta in una stanza enorme dove i jet militari possono operare senza imbattersi in altri velivoli. Proprio nel momento in cui i due caccia hanno varcato la soglia, uno dei piloti ha visto un cubo grigio scuro all’interno di una sfera trasparente, immobile contro il vento, fissato direttamente nel punto di ingresso».

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